Doppiaggio – Dubbing – Doublage

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The Globe and Mail

I read this post on http://www.theglobeandmail.com and I recommend to you.

Enjoy the reading!

THE ART OF THE FILM SUBTITLER: HOW TO BE AS UNNOTICEABLE AS POSSIBLE

http://www.theglobeandmail.com/arts/film/the-art-of-the-film-subtitler-how-to-be-as-unnoticeable-as-possible/article8951009/

Lincoln

Salve a tutti, 

Vorrei utilizzare questo spazio, oltre che per promuovere la mia tesi, anche per segnalare la mia opinione per quanto riguarda il doppiaggio di alcuni film usciti recentemente e non.

Io amo profondamente i doppiatori italiani, credo che siano tra i più bravi al mondo, così come i dialoghisti.

Lincoln_2012_Teaser_Poster

Tuttavia, qualche giorno fa, dopo aver visto il trailer e pensato “Questo film deve essere veramente fantastico!” e dato che ha ricevuto varie nomination agli Oscar e critiche positive…bè sono andata a vedere il nuovo film di Steven Spielberg, “Lincoln”.

Nulla da togliere al film che, seppur un po’ lento (ma comunque è un genere che deve piacere altrimenti risulterebbe un po’ pesante) è molto bello, fatto benissimo e fa commuovere.

Le cose stanno in maniera un po’ diversa per il doppiaggio: ecco credo che se l’avessi visto in versione originale (cosa che farò a breve, vi farò sapere) mi avrebbe colpito molto di più. Perché doppiare bene un film significa anche garantirne in qualche modo la riuscita e il successo all’estero.

Ho trovato il doppiaggio di Lincoln (sì, proprio lui, il protagonista, quello a cui dovevano fare più attenzione!) piuttosto scarso, sia per quanto riguarda la sincronizzazione (certi primi piani non si potevano guardare) che per la recitazione del doppiatore. Voce mai sentita (che non è una cosa negativa, perché sono per le nuove leve) ma soprattutto piatta, incolore, recitava tutto allo stesso modo. E non credo che sia stato fatto apposta perché “il personaggio lo richiedeva”. No Lincoln è un personaggio appassionato, coinvolgente e carismatico che ha dato la vita per un principio morale, e questo andata mantenuto anche nel modo di parlare, gli spettatori l’avrebbero percepito anche da questo. Si sarebbero sentiti più coinvolti e avrebbero evitato di addormentarsi, come ha fatto un signore accanto a me! 🙂

 

La storia del doppiaggio

 

“Parlare di DOPPIAGGIO significa parlare di CINEMA”

(Gerardo Di Cola)

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La storia del doppiaggio è parte di quella più generale del cinema che, a sua volta, è la storia di innumerevoli invenzioni.

Il cinema nasce il 28 dicembre 1895 con la prima proiezione pubblica avvenuta a Parigi: i fratelli Lumière presentano infatti il primo film della storia, pellicola che avrà un enorme successo. Dieci mesi prima i due fratelli avevano brevettato il cinematografo.Il cinematografo è il diretto discendente del cinetografo di Thomas Edison che è anche l’inventore del grammofono a disco e del fonografo. Edison sarà sempre ricordato come “l’inventore mancato del cinema”.

Il XX secolo si apre dunque con strumenti in grado di registrare immagini in movimento e suoni. Ma il problema è che i film sono muti. Nel migliore dei casi le proiezioni sono accompagnate da un commento musicale prodotto da orchestrine di pochi elementi posizionate ai piedi dello schermo.

Dunque, nel primo decennio del secolo le difficoltà per rendere sonori i film sembrano insormontabili: il problema principale da risolvere è la sincronizzazione del sonoro con le immagini.

È molto interessante citare gli esperimenti dell’italiano Leopoldo Fregoli che, con il suo Fregoligraph, ha dato origine a dei precocissimi episodi di “doppiaggio in diretta”: infatti, tra il 1898 e il 1903, Fregoli si esibisce in Italia in alcuni film di canto e prestidigitazione, girati necessariamente senza il sonoro. È il primo a realizzare un cinema cantato e parlato venticinque anni prima dell’avvento del sonoro. II metodo è quanto mai ingegnoso: nascosto tra le quinte, durante la proiezione, pronuncia le battute di ogni personaggio da lui interpretato e canta i brani musicali con perfetto sincronismo. Il suo forte desiderio di colpire l’immaginazione dello spettatore lo spinge a superare, con l’inventiva, i limiti tecnologici, senza utilizzare i dischi fonografici come qualcuno cerca di fare, ma “doppiando” in diretta i personaggi delle sue farse, anche nel canto, rendendo il tutto più incisivo e divertente. Un altro esperimento simile da citare è quello del film Il fu Mattia Pascal del 1924 di Marcel L’Herbier in cui gli attori “Antonio Jovine e Giuseppina Lo Turco recitavano le didascalie che avevano imparato a memoria seguendo i movimenti delle labbra dei protagonisti del film, sistemati accanto allo schermo e muniti di microfono”.

Negli anni ’20 le grandi case cinematografiche statunitensi (MGM, Fox, Paramount) cercano con ostinazione un sistema per far parlare il cinema: girano tra gli studios diversi brevetti per rendere sonore le pellicole e ognuno di essi ha pregi e difetti.

Nel 1926 la Warner Brothers (WB) naviga in cattive acque e la situazione è altamente compromessa. Per questo motivo la società decide di puntare sui musical: attribuisce dunque una colonna sonora al film Don Juan utilizzando il nuovo sistema Vitaphone. Il sistema prevede un collegamento tra un fonografo su cui posizionare un ingombrante disco con il sonoro, e il proiettore; però l’idea si rivela di difficile gestione tanto che la Paramount decide di non utilizzarlo. La difficoltà sta nell’avvio: entrambi gli apparecchi devono partire nello stesso istante. Ma Don Juan è stato girato come film muto, di conseguenza il sonoro registrato in tempi diversi difficilmente può sincronizzarsi con le immagini anche se i due apparecchi sono correttamente avviati. Tutto ciò si rivela poco affidabile anche agli occhi dei dirigenti Warner.

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Invece di desistere, i responsabili della WB pensano, per la serata di gala organizzata per il 6 agosto 1926 al Warner Theatre di New York, di affiancare al Don Juan un cortometraggio musicale dimostrativo realizzato in funzione del sonoro, nel quale immagini, musiche e canzoni sono registrate simultaneamente: il pubblico rimane estasiato e sbalordito dalla capacità del cortometraggio di sincronizzare il labiale al sonoro. Il cinema imparerà presto a parlare.

 Accade infatti per la prima volta il 6 ottobre del 1927 con il film The jazz singer in cui viene recitata la prima battuta della storia del cinema: “Wait a minute, you ain’t heart nothin’ yet”.

Il primo film interamente dialogato esce a New York l’8 giugno 1928. Si tratta di Lights of New York di Bryan Foy, sempre prodotto dalla Warner: sono passati ben 32 anni dalla nascita del cinema.

Già allora la produzione americana era presente in Europa, e soprattutto in Italia. Per cui il problema di come diffondere il cinema parlante in inglese negli altri Paesi si pose fin dal primo momento.

Il 14 aprile 1929 a Roma venne presentato The jazz singer con il sonoro originale (quindi in inglese) e, per facilitarne la comprensione, vennero inseriti cartelli con didascalie in italiano: il film ebbe un grande successo.

Altre soluzioni utilizzate dalle società americane per il mercato mondiale furono ad esempio quella di produrre film sonori parlati nelle lingue di destinazione, come Il grande sentiero (versione italiana di The big Trail), o di far parlare in altre lingue gli attori americani. Nella stessa filosofia rientra la soluzione di introdurre nel film sequenze con attori che parlano italiano, commentando o spiegando la vicenda, o quella adottata dalla Paramount delle “edizioni multiple”: a Joinville[10] la Paramount girava decide di edizioni in varie lingue, una di seguito all’altra, con un’enorme dispendio di energie.

Ma The Jazz Singer mise in agitazione il governo fascista che decretò il divieto di circolazione alle pellicole che contenessero “del parlato in lingua straniera, seppure in misura minima”. Benito Mussolini sosteneva che il cinema nazionale non poteva essere veicolo di lingue straniere. Gli italiani non dovevano sentir parlare sullo schermo lingue straniere per non abituarsi a modi di dire stranieri. In realtà, dietro questo provvedimento si celava l’intento di impedire che, insieme alla lingua, arrivasse nel nostro Paese anche una cultura non controllata dal regime.  L’espediente fu di ridurre a muti i film parlati, interrompendo le scene con didascalie che spiegavano il dialogo degli attori nel film originale. I film colpiti dal decreto furono più di 300 e un film poteva arrivare anche a 250 didascalie. Bisogna ricordare che dei circa 40 milioni di italiani di quegli anni, il 25% era analfabeta e un altro 50% leggeva con difficoltà.

 dubbing

I produttori americani cercano quindi di correre ai ripari, visto il rischio di non poter più esportare i propri film sul mercato italiano, e decidono di sperimentare una nuova tecnica, il doppiaggio, sistema appena inventato da un fisico austriaco, Jakob Karol. Con il doppiaggio la colonna sonora parlata può essere sostituita con un’altra dove i dialoghi, tradotti, sono recitati in una lingua diversa dall’originale.

Inizialmente le majors americane (MGM, Fox, Warner Bros.) chiamano a doppiare degli attori improvvisati, presi nelle comunità di emigrati italiani, che però parlano con un forte accento dialettale.

In seguito, la nuova tecnologia per il doppiaggio chiamata RCA Photophone viene importata in Italia dall’imprenditore Stefano Pittaluga, il quale fonda il primo stabilimento di doppiaggio italiano (Cines-Pittaluga) e viene impiegata a partire dal 1931 per il doppiaggio di film stranieri.

I tempi sono maturi per la nascita dell’industria del doppiaggio italiano: altri imprenditori locali creano con l’aiuto di registi e attori nuovi stabilimenti di doppiaggio, tra tutti citiamo ad esempio Fotovox, ItalAcustica, Fono Roma, mentre la Columbia inaugura i suoi stabilimenti in Italia, seguita a ruota dalla Metro Goldwin Mayer.

I primi film doppiati in Italia sono Salto mortale e Il congresso si diverte del 1931, Atlantide, Ragazze in uniforme e Il Milione del 1932. Gli attori impegnati in questi primi doppiaggi sono Umberto Melnati, Andreina Pagnani, Mario Ferrari, Tina Lattanzi, Ugo Cesari e Gero Zambuto.


Bibliografia:

  • V. Paliotti, E. Grano, Napoli nel cinema, Napoli, Azienda autonoma soggiorno, 1969
  • Ministero dell’interno italiano, 22 ottobre 1930
  • Mario Paolinelli, Eleonora Di Fortunato, Tradurre per il doppiaggio, la trasposizione linguistica dell’audiovisivo: teoria e pratica di un’arte imperfetta
  • G. Di Cola, Le voci del tempo perduto la storia del doppiaggio e dei suoi interpreti dal 1927 al 1970,  Editore Ulrico Hoepli, Milano, 2010
  • [13] http://www.ilmondodeidoppiatori.it/